Piccolo Museo del Diario

Spesso ci si arriva per sbaglio, o per caso. Il Piccolo Museo del Diario è una splendida realtà creata da Saverio Tutino nel 1984. Da allora l’Archivio nazionale dei Diari ha raccolto circa novemila tra diari, o autobiografie di altrettante persone. Gente comune, di qualsiasi estrazione sociale e di qualsiasi mestiere. Si trova a Pieve Santo Stefano, un piccolo paese in provincia di Arezzo, vicino alla Romagna. Pieve è il primo nucleo abitato ad essere attraversato dal Tevere. In realtà prima del fascismo anche il Monte Fumaiolo, le sorgenti del Tevere, si trovava in Toscana. Poi Mussolini, che era romagnolo,  non poteva tollerare che le sorgenti del Sacro Fiume fossero in Toscana e non nella sua Romagna. E così spostò i confini regionali, concedendo alla Toscana una exclave all’interno della provincia di Rimini, Cà Raffaello. Follie bizzarre di un regime che ha fatto molto di peggio.

Comunque  – scusate la divagazione – dicevo che al museo del diario si arriva anche per caso. E’ successo anche a me perché ho fatto una sosta di riposo, in viaggio di ritorno da Rimini. Ho visto il cartello, mi sono incuriosito: l’archivio era aperto e mi hanno già dato molte informazioni. Il museo (quando ci andrete vi accorgerete che la parola museo non gli si addice affatto) era chiuso e bisogna prenotare. E infatti sono tornato dopo una ventina di giorni.

Il Piccolo Museo si trova all’interno del Palazzo Pretorio, unico edificio salvato dalle mine tedesche del 44. I nazisti evacuarono il paese e lo fecero saltare in aria. La bomba messa nel Palazzo pretorio non esplose, e il bellissimo edificio si salvò.

Ci sono arrivato per caso (come Nanni Moretti che tornava da Venezia – mi hanno detto) ed è un posto straordinario.  “I visitatori –  è scritto  sul sito  – che salgono i “sedici gradini”  sono convinti di trovarsi all’interno di un museo o di una esposizione museale. Si trovano invece, davanti a una fila di cartelle rosse o verdi con i testi suddivisi per anni di invio e in ordine alfabetico. Tesori celati alla loro vista, compreso il Lenzuolo di Clelia Marchi che fino al 2013 era ripiegato in una teca ed esposto solo una volta l’anno, nelle tre giornate del Premio Pieve.

Per anni, personale e collaboratori dell’Archivio hanno tirato fuori diari dalle cartelline e raccontato le storie ad esse connessi. Storie che a volte riguardano il racconto del testo e a volte il come quel testo è arrivato a Pieve. Accanto al Lenzuolo si è materializzata l’esigenza di esporre altri manoscritti e dare spazio ad altri racconti autobiografici. È da qui che abbiamo iniziato a condividere e narrare storie e lo facciamo ancora nelle stanze del museo

Quando Mario Perrotta è entrato in Archivio per la prima volta ha immaginato che l’ordinamento alfabetico imponesse ai diari molti accostamenti azzardati: un partigiano vicino a un fascista, una suora accanto a una prostituta. L’Archivio all’epoca stava cercando una persona alla quale affidare la stesura del libro che raccontasse la storia dei suoi primi 25 anni. Era il luglio 2007 e Il paese dei diari uscì per Terre di mezzo nel settembre 2009.”

“I diari che di notte lasciano il proprio posto nello scaffale svolazzando via alla ricerca di storie affini e facendolo creano “confessionali fatti di sussurri e mormorii”, quel “fruscio degli altri” che ha dato origine alla prima installazione del museo. La stessa figura di Saverio Tutino esce dalle pagine de Il paese dei diari per conquistare un posto d’onore nel museo. Ed è, questa, una storia che ha a che vedere con la distruzione del paese del 1944. Perché come scrive Perrotta, non fu Saverio a scegliere Pieve, ma Pieve a scegliere Saverio.”

 

PICCOLO MUSEO DEL DIARIO

Palazzo Pretorio
Piazza Plinio Pellegrini, 1
52036 Pieve Santo Stefano AR
info museo: piccolomuseo@archiviodiari.it

https://www.piccolomuseodeldiario.it/